Le macchine per incisione laser al CO2, fondamentalmente, rimuovono il materiale attraverso fusione durante il loro funzionamento, rilasciando minuscole particelle che possono essere inalate. Tra queste vi sono le particelle PM10, di dimensioni pari o inferiori a 10 micron, nonché le ancora più piccole particelle PM2.5, con un diametro inferiore a 2,5 micron. Studi condotti presso la Carnegie Mellon University hanno dimostrato che, lavorando su plastiche e materiali compositi, queste particelle microscopiche possono penetrare profondamente nel tessuto polmonare. Le particelle più piccole, ovvero quelle con dimensioni inferiori a un singolo micron, tendono a rimanere sospese nell’aria per diverse ore, rendendo possibile la loro inalazione in assenza di un’adeguata ventilazione. Anche il materiale da incidere influisce sul fenomeno: le superfici in acrilico generano polveri molto più fini rispetto ai materiali lignei. Il cuoio rappresenta invece un caso a sé stante, poiché la sua incisione produce miscele complesse di composti sia organici che inorganici, richiedendo filtri specifici per un trattamento adeguato.
I materiali che vengono incisi influenzano notevolmente il tipo di gas emessi dalle macchine a laser CO₂. Durante la lavorazione dell’acrilico, il processo rilascia metilmetacrilato, uno di quei composti organici volatili in grado di irritare le vie respiratorie. Neppure il legno rappresenta una scelta migliore, poiché tende a emettere formaldeide insieme al monossido di carbonio a concentrazioni comprese tra 15 e 40 parti per milione (ppm). Si tratta di valori inferiori al limite OSHA di 50 ppm, ma i lavoratori devono comunque monitorare attentamente l’esposizione. La pelle presenta problemi ancora più gravi, poiché genera sostanze pericolose come il cromo esavalente e il cianuro di idrogeno. E non va dimenticato neppure il rischio derivante dai tessuti sintetici: se riscaldati eccessivamente, possono rilasciare composti cianidrici nocivi. Una ricerca condotta lo scorso anno ha dimostrato che, in assenza di un’adeguata ventilazione, l’elaborazione laser di tessuti fa salire i livelli di COV (composti organici volatili) a circa tre volte il valore considerato sicuro dall’NIOSH. Ciò rende assolutamente indispensabile l’installazione di sistemi di ventilazione efficienti per chiunque gestisca questo tipo di operazioni.
Gli incisori laser al CO₂ richiedono generalmente circa il 30–50% di potenza in più rispetto ai corrispondenti laser a fibra. Il motivo? Questi sistemi a CO₂ funzionano ottimamente su materiali come legno, acrilico e pelle, ma non sono altrettanto efficienti nella conversione dell’energia elettrica in effettiva azione laser. Consideriamo, ad esempio, i dati numerici: una macchina standard a CO₂ da 100 watt assorbe circa 1800 watt dalla presa elettrica, mentre un laser a fibra analogo riesce a svolgere sostanzialmente lo stesso lavoro utilizzando soltanto circa 1200 watt. Perché una differenza così marcata? Tutto dipende dalla struttura interna di queste macchine. I laser al CO₂ richiedono cariche ad alta tensione per eccitare le molecole di gas, mentre i laser a fibra utilizzano una tecnologia a stato solido pompata a diodi, che disperde molto meno calore lungo il percorso.
Quanto sia davvero ecologico un incisore laser al biossido di carbonio dipende molto di più da quale fonte di energia lo alimenta che dalla macchina stessa. Quando funziona su reti elettriche in cui il carbone è ancora predominante, questi laser al CO₂ emettono circa 1,2 chilogrammi di CO₂ per ogni chilowattora consumato. Si tratta di quasi il doppio delle emissioni prodotte dai laser a fibra, che emettono 0,7 kg per kWh, a parità di tutte le altre condizioni. Tuttavia, passando a fonti energetiche pulite, entrambi i tipi riducono improvvisamente le proprie emissioni a soli 0,05 kg per kWh. Le aziende che installano pannelli solari propri possono ridurre la propria impronta di carbonio complessiva di quasi il 90 percento. Ciò evidenzia un aspetto fondamentale del passaggio a pratiche più sostenibili: talvolta l’origine dell’energia che utilizziamo conta tanto quanto il tipo di macchinari che acquistiamo per le nostre attività.
| Fattore energetico | Laser CO₂ | Laser a fibra |
|---|---|---|
| Assorbimento medio di potenza (100 W) | 1.8 kW | 1.2 kW |
| Emissioni di CO₂ (rete alimentata a carbone) | 1,2 kg/kWh | 0,7 kg/kWh |
| Riduzione delle emissioni (energia solare) | 89% | 91% |
Gli incisori laser al CO2 eliminano tutti quei pericolosi prodotti chimici e materiali fisici associati ai metodi tradizionali di incisione. Confrontiamoli, ad esempio, con processi come l’incisione chimica, la sabbiatura o la fresatura meccanica. I sistemi laser non richiedono solventi, acidi né utensili sostituibili che devono essere continuamente acquistati. Funzionano mediante un processo chiamato ablazione di precisione, in cui il materiale viene essenzialmente vaporizzato senza contatto diretto. Anche la larghezza del taglio (kerf) può essere estremamente ridotta, arrivando talvolta a soli 0,1 mm, il che comporta un minor spreco complessivo di materiale. Inoltre, la ripetibilità digitale contribuisce a prevenire fastidiosi problemi di allineamento ed evita il sovraprocessamento dei materiali. Le aziende che hanno effettuato il passaggio riferiscono risparmi sui materiali compresi tra il 15% e quasi il 40% rispetto agli approcci tradizionali. Un altro importante vantaggio è che i laser evitano completamente le emissioni di COV (composti organici volatili), i residui di metalli pesanti e gli abrasivi esausti associati alla serigrafia, all’incisione rotativa e ai bagni acidi utilizzati per la marcatura dei metalli.
Questo profilo privo di sostanze chimiche e a basso impatto residuo supporta gli obiettivi dell’economia circolare e riduce i futuri oneri normativi connessi allo smaltimento dei rifiuti pericolosi e alla rendicontazione delle emissioni atmosferiche.
La tecnologia di incisione con laser CO2 sta rivoluzionando la produzione di tessuti sostenibili, mettendo sostanzialmente fine a quei vecchi metodi tradizionali che consumano risorse in modo eccessivo, come il lavaggio a pietra e i trattamenti chimici. Ciò che accade qui è davvero interessante: la macchina utilizza il calore per rimuovere selettivamente le fibre superficiali, creando così gli effetti classici di sbiancamento, le "whiskers" e disegni personalizzati sul denim, senza ricorrere a bagni d’acqua né a sostanze nocive. Parliamo di efficienza! Un singolo ciclo di lavorazione può risparmiare circa 1500 litri di acqua per ogni lotto di jeans prodotto, oltre a ridurre il consumo energetico durante la fase di finitura di circa il 60% rispetto ai metodi tradizionali. E c’è anche un altro vantaggio: poiché l’intero processo è ora gestito digitalmente, i produttori possono realizzare esattamente ciò di cui hanno bisogno, nel momento in cui ne hanno bisogno, riducendo così drasticamente le scorte invendute accumulate nei magazzini e gli scarti destinati alle discariche. Con le aziende del settore moda che si affrettano ad adeguarsi a normative ambientali sempre più stringenti e con i consumatori che diventano sempre più consapevoli delle proprie scelte d’acquisto, passare al finissaggio laser risulta una scelta sensata sia dal punto di vista ecologico che commerciale. I risultati parlano da soli, senza rinunciare né alla creatività né alla velocità di produzione.
Le macchine per incisione laser al CO2 generano minuscole particelle, come PM10 e PM2.5, che possono essere inalate. Le particelle con dimensioni inferiori a un micron possono rimanere sospese nell'aria per diverse ore.
Materiali come l'acrilico producono composti organici volatili, mentre il legno emette formaldeide e monossido di carbonio. La pelle può produrre cromo esavalente e cianuro di idrogeno: tutti questi agenti richiedono un'adeguata ventilazione.
I laser al CO2 consumano generalmente dal 30 al 50 percento in più di energia rispetto ai laser a fibra, principalmente a causa di una conversione meno efficiente dell'energia elettrica in radiazione laser.
I laser al CO2 alimentati a carbone possono emettere il doppio della quantità di CO2 rispetto ai laser a fibra. L'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili riduce in modo significativo le emissioni per entrambi i tipi di laser.
Minimizzano gli scarti eliminando la necessità di solventi e acidi e prevenendo i problemi associati all’incisione tradizionale, come le emissioni di COV e gli scarti contenenti metalli pesanti.